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l mentale può guarire tutto

Imaparando a controllare il proprio pensiero, scopriamo di essere totalmente responsabili della nostra salute.  

Pensiero positivo: “Quando in me nasce un pensiero, mi chiedo se è diretto alla riuscita o al fallimento. In quest’ultimo caso, lo elimino immediatamente perché la mia vita dipende da quello".

Com’è venuto a conoscenza della sua malattia?

Quand’ero un informatico e lavoravo a New York, soffrivo spesso di disturbi fisici. Ad un certo punto le mie gambe non mi reggevano più, poi mi si paralizzò il braccio destro. Avevo un cancro incurabile al midollo spinale. Mi dettero, nel migliore dei casi, alcune settimane di vita....

Che cosa ha sentito in quel momento?

Improvvisamente realizzai che potevo approfittare appieno del poco tempo che mi restava da vivere. L’accettazione della mia morte così vicina, mi liberò di un peso: non avevo più paura della morte. Mi sentivo meglio mentalmente, provavo una nuova sensazione fisica, come se un’onda di energia riempisse il mio corpo. I miei sensi, prima diminuiti, avevano ritrovato tutta la loro acutezza. In quel momento compresi che esisteva un ostacolo tra la realtà e me stesso. Lo identificai come la paura della morte.

Cos’è successo poi?

Fu tentato un intervento chirurgico, durante il quale ho vissuto un’esperienza simile a N.D.E. Dopo l’intervento, il mio stato fisico era peggiorato e il mio mentale non era certo al massimo. Piano piano cominciai a sviluppare uno sguardo nuovo sulle cose, leggendo dei libri sugli N.D.E. Impiegai più o meno un anno per abituarmi all’idea che avevo vissuto un’esperienza unica. Non ero più la stessa persona che ero prima dell’intervento chirurgico, era come se fossi nato una seconda volta. Ora potevo separare la mia coscienza dal corpo. Il mio corpo mi faceva sempre soffrire ma potevo scegliere di pensare ad altro. Capii che la mia sofferenza esisteva soltanto quando le lasciavo spazio. Questa dicotomia sul piano emozionale mi permise di indirizzarmi verso un altro modo di pensare. Ovviamente, non arrivai a questa comprensione da un giorno all’altro ma impiegai 8 mesi di sforzi costanti per arrivare a ‘’dimenticare’’ il dolore anche solo per dieci minuti la giorno. Soffrivo molto e mi aspettavo di morire per cui non avevo niente da perdere. Mi rafforzava la mia motivazione e io ne avevo bisogno, ero solo su questo cammino!

Ha comunque trovato dell’aiuto?

Otto mesi dopo il mio intervento, ho incontrato un monaco zen che mi ha dato la chiave per agire sulla mia condizione: "il cancro comincia nella tua mente, è là che devi andare per disfartene."

Come ha messo in pratica ciò?

La tappa successiva fu un seminario sul metodo Silva. Scendendo ad un livello di coscienza più sano e profondo, potevo usare il mio spirito come uno strumento per ottenere ciò che era buono in me. A quel punto decisi di diventare un campione di questa nuova tecnologia: andare in uno stato di rilassamento profondo, nello stato alpha, tre volte al giorno per un quarto d’ora e visualizzare ciò che desideravo ottenere. Dopo sessantasei giorni di esercizi, tutto ciò che avevo immaginato divenne verità. Meno di un anno prima mi avevano dato due mesi di vita al massimo ed ero sempre qui! In più, improvvisamente avevo la possibilità di agire.

Qual è stata la reazione del suo medico di fronte alla sua guarigione?

Mi disse... : "forse mi sono sbagliato". Allora gli parlai del mio lavoro di visualizzazione creatrice ma non mi lasciò nemmeno terminare la frase ed uscì dalla stanza……Il concetto di guarigione di quest’uomo non aveva alcuna corrispondenza con la tecnologia che avevo sviluppato. Utilizzo appositamente il termine ‘tecnologia’ perché lo è: utilizzare il mentale come uno strumento. Esattamente come un falegname usa una sega.

Come mai lei ha scritto un libro sui problemi della vista?

Nel momento in cui guarii, non ebbi nemmeno più bisogno degli occhiali. La miopia (da 1.5 a 2 diottrie) era totalmente scomparsa. Avevo creato un sistema logico, come un programma per il computer, che guida il paziente attraverso un cambiamento della coscienza il cui risultato è di migliorare la sua vista. Poi, dopo aver sperimentato con successo il mio metodo sulla vista per cinque anni, ho messo a punto una tecnologia simile per tutto il corpo: "il Sistema Corpo Specchio".

Qual è la base di questo metodo?

Noi siamo i creatori di tutto ciò che accade nella nostra vita. Tutto comincia nella coscienza. Cambiando l’interno, possiamo modificare l’esterno. Esattamente come l’attitudine che possiamo avere con chi ci circonda: se urliamo, il nostro interlocutore ci rimanderà la nostra propria aggressività. Il principio è lo stesso: il corpo non è che l’espressione del nostro essere interiore. Per descrivere un sintomo, partendo dal punto di vista che l’abbiamo creato, non diremo più: non posso più camminare ma piuttosto, non mi autorizzo a non camminare. Questo aiuta la persona a sviluppare una relazione oggettiva e nuova con il suo problema e quindi a reagire in funzione di questo.

Che ruolo hanno i chakra e l’aura?

I chakra sono i diversi centri di coscienza, legati a certe parti del corpo da una moltitudine di piccole ruote di energia. Leggando la "mappa del corpo", vediamo benissimo da dove viene la malattia. Le energie diverse irradiano tutti i nostri corpi sottili sono le aure. Se vi trovate in uno stato emozionale particolare come la collera, emetterete un certo tipo di energia che gli corrisponde. A riposo, l’emissione è più sottile ma esiste sempre. Infatti noi inviamo costantemente un certo flusso. Deduco quindi che ognuno di noi è un punto di coscienza che emette un flusso di energia infinito e costante. Le aure sono associate a quest’ultimo ma anche ai chakra. E’ ciò che insegno nei miei seminari.

Come sono strutturati i suoi seminari?

Possono essere delle sedute individuali di un’ora o due oppure delle sedute di gruppo. Che durano 4 giorni e mezzo. I partecipanti scoprono così che possono sentire l’energia e cominciano a dirigerla. Imparano a vedere le aure degli altri e si rendono conto di averne una. Studiamo i chakra e le loro relazioni con il corpo fisico e quello spirituale. Lavoriamo sulla nozione d’amore, poi ognuno ‘’svuota il proprio sacco’’ dagli schemi malati: è una grande pulizia! Poi si tratta di instaurare la creazione; ognuno impara a guarire l’altro; l’allievo diventerà un professore. Non perché diventi un insegnante ma perché viva l’esperienza unica che davvero possiamo guarire noi stessi. Noi siamo i Maestri di noi stessi, non abbiamo bisogno di nessuno. Il messaggio è di trovare il nostro Dio interiore!

Possiamo davvero guarire tutto?

Una persona che ha partecipato ad un mio seminario e che era sieropositiva, si è resa conto, ad esempio, di non aver mai ricevuto amore quindi non aveva nessuna voglia di vivere. La sua sieropositività non era altro che un modo di dire: sono un vile, incapace di ricevere amore e quindi non posso far altro che lasciarmi morire. Una volta che ebbe questa chiarezza, fu poi in grado di aprirsi e ricevere amore, costruire delle relazioni costruttive e  sviluppare una vita più armoniosa. Anche i suoi esami del sangue migliorarono.

Tutti possono guarire?

Ne sono assolutamente convinto, qualsiasi sia la malattia. E’ però vero che alcuni rifiutano di mettere in discussione il loro sistema di credenze e non vanno avanti. Altri ottengono dei risultati netti ma ritornano poi al loro vecchio modo di pensare ed affrontare la vita. Quelli che comprendono che lo stato normale di un essere è di essere sano, allora guariscono. Personalmente non ho mai avuto alcuna recidiva del mio cancro. Nel caso poi, altri malesseri appaiono, allora bisogna nuovamente lavorare su di sé, magari ad un altro livello. Spesso, la motivazione a guarire viene dall’urgenza del problema: qualcuno in punto di morte è pronto a mettersi in discussione ma un piccolo fastidio, invece, non viene preso molto in considerazione.  Guarisco più di 2000 persone all’anno e faccio questo mestiere da più di 20 anni. Da un po’ di anni, poi, ho uno staff di insegnanti che insegnano, sotto il mio controllo, il metodo da me creato per poter portare così ancora più guarigione nel mondo.


Intervista fatta da Pierre Thérond per Psychologies


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